I NUMERI DEL CONFLITTO

LE FORZE IN CAMPO
Le forze militari russe sono 80.000 affiancate ad altre 30.000 unità cecene, la cui fedeltà alla Federazione secondo Mosca non è così certa. L’intero apparato di sicurezza dovrebbe opporsi a 1.000-1.500 militanti attivi permanentemente, tra cui 100-150 provenienti dall’estero. Secondo altre fonti i combattenti indipendentisti sarebbero intorno ai 3500 e sarebbero in grado di mobilitare altre persone da coinvolgere nella lotta anche solo per poco tempo o “part-time” (C’è chi stima in circa 20.000 le unità in quiescenza).
LE VITTIME
Circa 250 mila ceceni sono stati uccisi (45.000 bambini) dal 1994 ad oggi, vale a dire un quarto della popolazione originaria della repubblica caucasica. Migliaia di civili (almeno 3 mila secondo le organizzazioni di difesa dei diritti umani) sono ‘spariti’ nel nulla dopo essere stati arrestati dalle forze di sicurezza russe e rinchiusi nei cosiddetti ‘campi di filtraggio’, centri di detenzione e tortura dai quali esce solo chi paga ai militari russi pesanti riscatti. Si calcola che dal 1994 al 2002 oltre 80 mila ceceni sono passati in questi campi. Secondo le ultime stime ufficiali fornite dal Cremlino, sono 5.300 i soldati russi morti nella seconda guerra cecena (dall’ottobre 1999 a oggi), ma secondo i Comitati delle madri dei soldati russi la cifra supera invece i 13 mila (25 mila contando i caduti della prima guerra). 200.000 i profughi. Fra i 7 mila e i 10 mila civili ceceni sono stati uccisi o mutilati dalle mine, e almeno 5 mila sono bambini
RISORSE CONTESE
Gli oleodotti e i gasdotti che attraversano il territorio ceceno sono strategici per il trasporto dal Mar Caspio fino al terminal russo di Novorossijsk sul Mar Nero del petrolio (da Baku, Azerbaijan) e di gas naturale (da Tengiz, Kazakhstan). Inoltre nel sottosuolo ceceno ci sono giacimenti estesi di petrolio (il primo pozzo fu scavato a Grozny nel 1893) e gas naturale. Il prelievo russo secondo il Cremlino è rimasto lo stesso di una decina di anni fa, cioè 3 milioni di tonnellate all’anno
FORNITURA ARMAMENTI
L’esercito russo utilizza armi proprie e ne riceve dagli Stati Uniti e da altri Paesi Nato; i separatisti ricevono armi dall’Arabia Saudita e dalla Turchia, ma soprattutto dallo stesso esercito russo che vende le loro.
LA DISTRUZIONE DEGLI EDIFICI E IL PIANO DI RICOSTRUZIONE
Sono più di 100,000 le abitazioni distrutte in tutta la repubblica a seguito dei combattimenti, circa metà della popolazione è rimasta perciò senza un tetto o ha dovuto comunque spostarsi perché la casa è stata resa inagibile o pericolante, inoltre poche attività economiche sono rimaste in piedi. Nonostante sia stato istituito ed organizzato il Piano di aiuti russo per la ricostruzione, al governo di Mosca viene recriminato di aver fatto in verità troppo poco. Negli ultimi anni secondo questo piano sono stati raccolti 2 miliardi di dollari, la maggior parte dei quali non è stata spesa per gli intenti prefissati. I danni totali alle infrastrutture dovute agli eventi bellici sono stati stimati approssimativamente intorno a 140 miliardi di dollari, equivalente a un quarto del budget annuale della Federazione Russa.
LE STRUTTURE PUBBLICHE
Prima dell’inizio dei combattimenti nel 1994, vi erano 450 scuole pubbliche, 11 scuole superiori professionali e 3 istituti di istruzione superiore. Attualmente soltanto le scuole nelle cittadine più grandi della pianura cecena sono ancora in funzione. A Grozny sono rimaste sei biblioteche delle trenta esistenti in precedenza e nessuna delle undici scuole d’arte o di musica per bambini esiste ancora. Non una singola istituzione culturale di livello statale è sopravissuta.

Fonti: ceceniasos.ilcannocchiale.itpeacereporterpeacelinkwarnewsincarta.msn.com/encyclopediamuseion.itstudenti.it

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