PROGETTO: “LA PACE SVETTA”

PROGETTO : “LA PACE SVETTA”

CAMPO ESTIVO INTERETNICO ED INTERRELIGIOSO SULL’ELBRUS

La fase sperimentale del campo estivo si terrà ufficialmente dal 13 al 23 agosto 2014 presso il complesso turistico “Krokus” a Dombaj sul versante karachaevo/chirkasso dell’Elbrus. Per dare avvio a questo percorso di riconciliazione in terra conflittuale, abbiamo deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo, consapevoli di rischiare molto economicamente, ma anche che non era più possibile rimandare un investimento che finalmente si prospettava culturale e “concreto” nello stesso tempo e con la possibilità di sperimentare – nelle sue linee guida – un modello esportabile ad altre realtà conflittuali.
Per questo chiediamo di sostenere il più possibile il progetto.
Per contribuire CLICCA QUI scegliendo una delle modalità riportate. Causale: “Elbrus”).

Dopo la parte introduttiva e generale sul progetto, tutti i dati del primo campo estivo.

INTRODUZIONE
L’Elbrus è la montagna più alta d’Europa (la cima orientale è alta 5.621 m, quella occidentale – la più elevata – 5.642 m s.l.m.).  Si trova nel Caucaso del Nord, nella repubblica della Kabardino Balkaria (Federazione Russa). L’Elbrus ha un forte valore evocativo non solo mitologico (gli antichi chiamavano questo monte Strobilus e nella mitologia era considerato il luogo in cui era stato incatenato Prometeo), ma anche etimologico (infatti gli Arabi lo chiamavano Gebel-as-Suni: il monte delle lingue). Quest’ultima considerazione, come se ce ne fosse bisogno, lega in maniera esemplare e indissolubile la montagna al Caucaso alla sua storia, alle sue vicissitudini. Narra, infatti, una leggenda che Dio, distribuendo a piccole manciate le lingue qua e là sulla terra, inciampò nel Caucaso e ne rovesciò un bel mucchio. Plinio era stupito: “Ce n’erano oltre trecento!”. “Basta accendere una pipa e puoi attraversare centinaia di mondi diversi”, dicevano i viaggiatori russi del Caucaso. E questa variegata terra ha incominciata ad attraversarla, a partire dal 2005 (alcuni mesi dopo la tragedia di Beslan), l’Organizzazione di volontariato Mondo in cammino Onlus, entrando in contatto con realtà sconosciute: Ossezia del Nord ed Inguscezia soprattutto, ma anche, seppur in maniera indiretta, con repubbliche note solo agli analisti politici e agli storici, quali la Cabardino Balkaria, il Daghestan, l’Adigezia, la Kharachajevo Cherkessia, il territorio di Krasnodar, oltre, ovviamente, alla più nota Cecenia; ma entrando, soprattutto, in contatto con le sue contraddizioni. La più evidente è rappresentata dalle divisioni interetniche ed interreligiose, origine e/o concausa delle tragedie che hanno attraversato e stanno attraversando questo territorio (le due guerre russo-cecene, la stessa tragedia di Beslan, le rivendicazioni territoriali del Prigorodni, gli attentati di matrice religiosa in Daghestan, ecc.) e  che rendono il Caucaso del Nord la regione d’Europa più instabile e conflittuale. In questa realtà complessa, ma anche affascinante, l’organizzazione di volontariato “Mondo in cammino Onlus” ha incominciato a dare vita a progetti tendenti a superare le divisioni, attuando strategie di “confidence building” e azioni di riconciliazione interetnica ed interreligiosa.   Le iniziative più significative messe in atto sono state: l’accoglienza di studenti dell’ex scuola N° 1 di Beslan, i convegni in Italia “Beslan e Caucaso: segnali per una pace possibile” e “Donne ferite, donne di pace” con la partecipazione dei rappresentanti di tre etnie (osseta, inguscia e cecena), l’edizione di un numero del giornale interetnico ed interreligioso “Tutti figli di Noè”, la prima accoglienza mondiale interetnica ed interreligiosa (al di fuori dei confini della Federazione Russa) di bambini provenienti dalla zona contesa del Prigorodni (bambini osseti cristiani e ingusci musulmani), il tentativo – ancora in corso – di costruire la “Fabbrica della pace” nel territorio conflittuale del Prigorodni, l’accoglienza di bambini ceceni vittime di mina. Ora le conoscenze acquisite e il maggiore consolidamento di “Mondo in cammino Onlus”  nella realtà nord caucasica, consentono ed impongono la realizzazione di esperienze locali. Una di queste, da iniziare nell’estate 2013, è il progetto “La pace svetta”, ovvero la realizzazione di un campo estivo interetnico ed interreligioso alle pendici dell’Elbrus. Si tratta in definitiva di provare a convertire il significato etimologico dell’Elbrus (“il monte delle lingue”) in un’accezione unificante per i giovani che vi parteciperanno: che la ricchezza delle singole lingue diventi la ricchezza di una  sola lingua di fratellanza e di pace e di comuni e condivisi destini.

FINALITÁ
Permettere, grazie alla conoscenza reciproca fra giovani di diversa etnia e religione all’interno di un’esperienza comune, la nascita e le diffusione di modalità e strategie di dialogo.

MODALITÁ
La durata prevista del progetto del campo estivo interetnico ed interreligioso, è di tre anni (2014/2016).
I giovani coinvolti, di ambo i sessi, avranno un’età compresa fra i 16 e i 18 anni (al momento dell’avvio del campo estivo). Il requisito di questa fascia di età consente  scelte possibilmante meno condizionate dalle regole o dai retaggi familiari o dei “teip” (i tantissimi clan caucasici all’interno di una stessa etnia), sia di ordine rituale/culturale che religioso, e garantisce, nel contempo, una continuità progettuale, non solo a livello locale, ma esportabile – una volta raggiunta la maggiore età da parte dei primi partecipanti e poi a seguire –  anche in Italia (incontri, iniziative di sensibilizzazione, di reciproca conoscenza, ecc.).
Il periodo del campo estivo viene fatto coincidere, indicativamente, con il mese di agosto, per una durata di almeno 10 giorni.
Le etnie scelte sono: cecena, inguscia e osseta (in esse sono rappresentate la religione cristiana e musulmana)
Anno sperimentale e Primo anno effettivo: 2 giovani per etnia (in tutto 6) accompagnati da un responsabile di “Salviamo la generazione”, da uno psicologo russo e affiancati, nelle fasi più avanzate del progetto, da un mediatore italiano in rappresentanza di Mondo in cammino.
Secondo anno: i 6 giovani del primo anno con ruolo di apprendisti mediatori più 6 nuovi giovani, accompagnati dai tre adulti già precedentemente individuati.
Terzo anno: i 12 giovani dei primi due anni (quelli del primo anno con ruolo di mediatori esperti, quelli del secondo con ruolo di apprendisti mediatori) più 6 nuovi giovani accompagnati dai tre adulti già precedentemente individuati.
La metodologia di conduzione dei campi spetterà ai mediatori culturali e allo psicologo presente puntando soprattutto, nella prima parte della giornata, a giochi di ruolo. La seconda parte della giornata, sempre in spirito comunitario, sarà dedicato ad escursioni o attività di svago e relax
Periodi intermedi: i periodi intermedi fra un campo estivo e l’altro, devono prevedere lavori/iniziative/microprogetti/elaborati comuni fra i giovani partecipanti, con periodicità al massimo quadrimestrale e documentabile attraverso relazioni di medesima periodicità da parte degli stessi giovani,  sotto la supervisione dei responsabili precedentemente individuati e sfruttando le piattaforme più idonee. Il periodo intermedio prevede, inoltre, 3 incontri effettivi fra tutti i ragazzi da effettuarsi in ogni repubblica coinvolta (ovvero un incontro a Grozny, uno a Nazran e uno a Vladikavkaz).
costi del progetto comprendono i viaggi dei giovani dalla propria residenza al campo estivo, le spese notarili per i permessi, l’assicurazione e la liberatoria sanitaria, la gestione e le spese del campo estivo, le spese vive degli accompagnatori (assicurazione, viaggio aereo, visto per quelo italiano), le pratiche burocratiche e le spese di ordinaria amministrazione (telefono, internet, materiale di consumo, ecc).
Il progetto ha anche lo scopo di fare nascere o decollare la cultura del volontariato: per  questo è prevista la partecipazione  dei rappresentanti di “Salviamo la generazione” e del mediatore neutrale a titolo volontaristico.
Per l’anno sperimentale e il primo  anno è prevista una spesa complessiva di 6.500 euro; per il secondo anno: 9.000(compresa la gestione intermedia); per il terzo anno: 12.000(compresa la gestione intermedia) più 2.000 euro di imprevisti sui tre anni Il costo globale del progetto sui tre anni è di: 29.500 euro

SOGGETTO PROPONENTE
ORGANIZZAZIONE DI VOLONTARIATO “MONDO IN CAMMINO ONLUS”.
Ruolo prevalente di finanziatore, condivisione gestione comune generale, valutazione ed indicazione sulla congruità della pianificazione gestionale ed economica, controllo quali/quantitativo delle voci di bilancio e della loro pertinenza con i capitoli di assegnazione, verifica raggiungimento obiettivi e fini.
Ogni tappa e decisione viene presa in accordo fra le parti.

SOGGETTO PARTNER
ASSOCIAZIONE “SALVIAMO LA GENERAZIONE” DI GROZNY (CECENIA)
Ruolo prevalente di esecutore di gestione locale, scelta dei giovani e del mediatore neutrale, condivisione e gestione comune generale, gestione campo estivo e periodi intermedi, rendicontazione, tenuta pezze giustificative, redazione annuale relazione conclusiva (fine dicembre 2014, fine dicembre 2015, fine dicembre 2016). Ogni tappa e decisione viene presa in accordo fra le parti

NB: fra Mondo in cammino e Salviamo la generazione esiste un accordo di collaborazione sottoscritto il 27/10/2011 a cui si fa riferimento per quanto concerne I DIRITTI E GLI OBBLIGHI DELLE PARTI che di seguito si riportano:
“I diritti e gli obblighi delle parti sono determinati dagli specifici accordi e/o dalle reciproche responsabilità nelle singole iniziative. Ogni parte si impegna a ricercare i mezzi, gli strumenti e/o i finanziamenti per la realizzazione delle iniziative. La parte portatrice di mezzi, strumenti, finanziamenti (questi ultimi con funzione principale nel determinare le reciproche responsabilità, gli obblighi e i diritti) detiene il ruolo prevalente di “finanziatore”; l’altra parte ha il ruolo prevalente di “esecutore”. Su ogni decisione vale la regola della reciprocità e dell’accordo condiviso; laddove non sia possibile, prevale la decisione del ruolo prevalente di “finanziatore”. Chi detiene il ruolo prevalente di “esecutore” ha l’obbligo di dimostrare, su richiesta dell’altra parte e in qualsiasi momento, la pertinenza delle spese sostenute e dei fondi elargiti dal “finanziatore”. Irregolarità o falsi conclamati, oltre all’eventuale procedura legale/amministrativa del caso, giustificano l’immediata rescissione dell’accordo da parte del “finanziatore” e l’attribuzione della piena responsabilità all’“esecutore”. Le erogazioni devono prevedere la contestuale dimostrazione di ricevuta (atti bancari, postali o dichiarazioni sottoscritte). Le parti si impegnano a comunicare all’occorrenza le rispettive coordinate bancarie e/o valutarie e tutti gli atti in loro possesso (compresi i rispettivi statuti, le registrazioni o tutto quanto previsto per il buon andamento e funzionamento delle attività congiuntamente intraprese).
I  DIRITTI E GLI OBBLIGHI DELLE PARTI riportati, normano, nel progetto “La pace svetta”, le attribuzioni conferite sia al soggetto proponente che al soggetto partner.

COLLABORAZIONE
GRUPPO “MONDO IN CAMMINO VENETO ONLUS”.
Supporto diretto e cogestione con “Mondo in cammino Onlus”.


ANNO SPERIMENTALE CAMPO ESTIVO

INIZIO: 13 AGOSTO 2104
FINE: 23 AGOSTO 2014

GIOVANI PARTECIPANTI:
dalla Cecenia: LINDA, 07.12.1998; ARTUR, 30.07.1996
dall’Inguscezia: MAGOMED, 17.05.98; ASLAN, 19.04.96
dall’Ossezia del Nord: ALEKSANDR, 26.10.1994; MURAT, 11.04.98

ACCOMPAGNATORI:

MUKHAMEDOV ADLAN JUNUSOVICH
Informazioni personali
•   nato a Groznyj, 1974
•   Ceceno
•   Coniugato
Istruzione   
1991-1996. Università statale superiore cecena. Specializzazione “Chimica”.
Qualifica
Ricercatore chimico
Esperienze lavorative
2009. Ad oggi. Direttore dell’Organizzazione Regionale Sociale di Beneficenza “Salviamo la generazione”.
2008 – 2009. Organizzazione regionale giovanile “Patriota”.
Carica: Coordinatore del progetto “Gioventù: iniziatori di un mondo di stabilità”.
2005 – 2008. Organizzazione Regionale Sociale di Beneficenza “Salviamo la generazione”.
Carica: Amministratore della sede centrale.
2002-2005. Organizzazione Regionale Sociale di Beneficenza “Iniziative dei giovani”
Carica: Manager del programma “Difesa dei diritti dei giovani in zone di conflitti armati”.
2000-2002 . “Vertikal” S.r.l.
Carica: caposquadra.
Istruzione supplementare
2002 corsi di uso del PC. Organizzatori: “Hilfswerk Austria”.
2002-2003. Training in “AVP” Alternativa alla violenza. Organizzatori: “CPCD”
2003-2004. Seminario: “Pianificazione dell’attività e dello sviluppo sostenibile di una ONG”. Organizzatori: Forum caucasico di organizzazioni non governative, città di Vladikavkaz.
2004. Seminario “Monitoraggio delle carceri” a Stepanakert.
2005. Seminario sulla “Creazione di progetti”, città di Pjatigorsk. Organizzatori: Forum civile ceceno.
2006. Seminario sulla “gestione dell’attività finanzairia di un’ente”. Organizzatori: “Comitato Internazionale di Salvezza”.
Conoscenze linguistiche
Russo, Ceceno, inglese di base
Conoscenze informatiche
Pacchetto MS Office, Photoshop, Internet.

GABAEVA JAKHA VAKHAEVNA
DATA DI NASCITA: 12.12.1965
RESIDENZA: GROZNYJ
Istruzione Principale:
Anni di studio: 1984–1989
Università statale ceceno-inguscia, facoltà di filologia
Specializzazione: insegnante di lingua e letteratura russa.
Istruzione supplementare:
Anni di studio: 2007-2009.
Università statale cecena, facoltà di istruzione supplementare e professionale
Specializzazione: pedagogia-psicologia
Training formativi:
•   Psicologia prenatale (2008-2009)
•   Disturbi psicosomatici (2006)
•   Corso monografico in lavoro corporeo – focalizzato nell’approccio Gestalt (giugno 2005)
•   Terapia di disegno e musicale (2000- 2004)
•   Intervisione (aprile 2003)
•   Istituto di psicoterapia e psicologia clinica. Teoria e pratica di conduzione di gruppi psico-correttivi e psico-terapeutici. Sintesi psicologica (febbraio-marzo 2002)
•   Dramma psicologico (1998- 2005)
•   Metodi di programmazione neurolinguistica e psicoterapia dei disturbi post traumatici da stress. (febbraio-marzo 1997).
•   Ente didattico non statale di istruzione supplementar Istituto di psicoterapia e consulenza “Armonia”. Psicologia e consulenza psicoterapeutica (preparazione di consulenti per assistenza psicologica d’urgenza), San Pietroburgo, 1997.
Capacità professionali:
•   Utente esperto del PC, competenze lavorative: Pacchetto MS Office
•   Svolgimento di training di gruppo, discussioni, consulenze individuali.
•   Raccolta di informazioni, analisi
•   Conoscenza della gestione documentale, lavoro con la selezione del personale
Pubblicazioni:
•   Manuale di assistenza psicologica (CMOR), 2000.
•   Manuale di assistenza psicologica (CMOR), 2003.
Partecipazione a conferenze:
•   “Invito dell’Aja alla pace”, L’Aja, maggio 1999.
•   Master-class: “Metodi psicologici di lavoro con bambini iperattivi e aggressivi” durante la conferenza scientifico-pratica della Repubblica “Il ruolo dello psicologo pratico nelle condizioni moderne”, Groznyj; 20-22.09.2006,
•   Master-class: “Consulenza psicologica” durante la conferenza scientifico-pratica della Repubblica “Organizzazione dell’assistenza psico-sociale ai bambini e agli adolescenti nella Repubblcia Cecena: esperienza di correlazione”, Groznyj; 20-21.06.08г.
Esperienze professionali:
Azienda statale unitaria (GUP)” Studio cinematografico “Chechenfilm”
Carica: specialista del personale 12.2011- 05.2012.
Ente sociale regionale (ROU) “Centro “Serlo”  
Carica: coordinatore del progetto “Siamo insieme” 2010.
Organizzazione sociale regionale “Rilassamento dei bambini”
Carica: psicologo perinatale 2007 – 2010.
Croce Rossa; Centro di risorse femminili “LARAM”, ARC”, “CARE” (Austria, Canada)
Trainer nello svolgimento di training per psicologi, studenti, operatori medici, insegnanti nell’ambito della riabilitazione sociale e psicologica; per dipendenti di diverse organizzazioni allo scopo di sviluppare la squadra e l’insegnamento di metodi di gestione dello stress. 1997 – 2011.
Organizzazione “Centro dell’Arte mondiale e dello Sviluppo sociale”, centro di riabilitazione socio-psicologica, “Zvezdočka”
Carica: psicologo. 1998 – 2007.
Palazzo dell’Arte dei Bambini nella Repubblica
Carica: vice direttore 1991 – 1998.
Qualità personali:
Responsabilità, comunicativa, disciplinata, orientamento al risultato e alla qualità, veloce apprendimento, esecutività, mancanza di conflittualità, capacità di lavorare in squadra.

DOLAEV ANZOR KHAMIDOVICH
Informazioni personali
•   Sesso: Maschile
•   Data di nascita: 28.05.1985
•   Stato civile: Celibe
•   Residenza: Groznyj
Esperienza
•   Agenzia per l’organizzazione e lo svolgimento di eventi WE LOVE EVENT (Mosca)
•   Agente organizzatore, Specialista di eventi
•   Elaborazione di concezioni e piani di eventi, viaggi speciali, seminari, fiere. Pianificazione e organizzazione di eventi di diverso volume di tipo pubblicitario o feste. Redazione di un lungo programma di eventi e descrizione dei mezzi necessari per il suo svolgimento, redazione di un programma dell’evento. Redazioni di scenari e programmi di feste. Raccolta, studio e analisi delle richieste del cliente. Controllo dell’efficacia di realizzazione del progetto. Calcolo del budget dell’evento realizzato.
•   1 dicembre 2013
•   1 giugno 2013 — 30 novembre 2013
•   Medecins Sans Frontieres
•   Consulente-psicologo
•   Svolgimento di diagnostica psicologica di diverso tipo e scopo. Redazione di referti psico-pedagogici sui materiali di ricerca, lavoro allo scopo di orientare il gruppo pedagogico e i genitori (facenti le veci) nei problemi di sviluppo personale e sociale di allievi e scolari. Gestione di documentazione per la registrazione e suo utilizzo a seconda dei casi. Partecipazione alla pianificazione nell’elaborazione di programmi di sviluppo e correzione dell’attività didattica tenendo conto delle caratteristiche individuali, del sesso e dell’età di alunni e scolari. Supporto psicologico ai bisognosi, supporto al loro sviluppo.
•   1 settembre 2003 — 1 febbraio 2013
•   Clinica stomatologica privata (Groznyj)
•   Dirigente, medico-terapeuta
•   Gestione del personale. Organizzazione del lavoro della clinica. Coordinamento del servizio di posta. Gestione di trattative e conclusione di contratti da parte di organizzazioni. Organizzazione delle forniture e degli acquisti di materiali e strumenti medici. Redazione di resoconti analitici, marketing, pubblicità. Aumento della solvibilità della clinica. Prestazione di assistenza medica qualificata. Controllo giornaliero di pazienti, consulenza ai pazienti.
•   1 agosto 2005 — 30 maggio 2013
Istruzione
•   Università statale cecena
•   Facoltà di filologia. Specializzazione: “Psicologia”
•   1 settembre 2001 – 1 giugno 2003.
•   College ceceno di Medicina di base
•   Stomatologia.
•   1 settembre 1997 – 1 giugno 2001
Competenze
–   Redazione di programmi di eventi.
–   Gestione di eventi.
–   Redazione di piani scenici.
–   Supporto promozionale.
–   Gestione del PC come utente esperto di Word, Excel, PowerPoint, Internet.
–   Lingue parlate: russo, ceceno alla perfezione, inglese colloquiale.
–   Linguaggio scritto e parlato corretto, ampio bagaglio lessicale.
Qualità personali
–   Comunicatività, gentilezza, disponibilità ad aiutare gli altri;
–   Creatività, alte capacità cognitive;
–   Responsabilità, tendenza al perfezionismo;
–   Alto grado di autoorganizzazione.

IL PROGRAMMA DEL PRIMO CAMPO ESTIVO

Programma organizzativo dell’iniziativa di colonia estiva polietnica “Dombaj”.

Orario delle giornate
1.   Sveglia 7.30
2.    Colazione 08.00 – 09.30
3.   Training 09.30 – 12.00

Il programma di training proposto per lo sviluppo della tolleranza è costituito da tre blocchi.

Blocco conflittuale-informativo
L’obiettivo di questo blocco è racchiuso nello scambio di informazioni tra i rappresentanti di diverse nazionalità sulle particolarità del proprio popolo, della cultura, delle tradizioni, delle leggi.
L’essenza di questo blocco sta nel fatto che parte del problema (incomprensione, rapporti falsi) possono essere eliminati se gli adolescenti saranno in possesso di informazioni sulle particolarità degli altri popoli.
Gli incontri nell’ambito di questo blocco presuppongono un’esposizione del gruppo di adolescenti di quelle nazionalità che sono rappresentante nella colonia. A questi incontri i giovani dovranno raccontare “quanto c’è di bello” del proprio popolo, cultura, cucina, etc. Se possibile, mostrare balli e canti nazionali.

Blocco emozionale-energetico
Lo scopo di questo blocco è racchiuso nell’insegnamento agli adolescenti dei più efficaci mezzi di rilassamento.
Nella colonia polietnica gli adolescenti dovranno collaborare con ragazzi di diverse nazionalità. Inoltre, per ogni nazionalità è caratteristico il proprio tipo di contatto e irripetibile senso del tatto. Tutto ciò porta al fatto che (e i dati della nostra ricerca lo confermano) gli adolescenti si trovano in uno stato di tensione psicologica che richiede il dispendio di energie psicologiche.
Questo blocco è suddiviso in sei lezioni. Ogni lezione persegue un suo scopo. È necessario rispettare la consequenzialità e fissare la lezione successiva solo quando gli adolescenti si sono impadroniti dei metodi della tappa precedente.
Prima lezione. Gli esercizi di questa lezione sono volti alla descrizione delle pose di rilassamento nonchè dei mezzi di rilassamento agenti sulle mani e sul tentativo di rilassare i principali muscoli del corpo.
Seconda lezione. Lo scopo degli esercizi di questa lezione consiste nell’insegnare agli adolescenti a provocare deliberatamente quello che prima veniva da sè.
Una particolare importanza nel padroneggiare questi esercizi è l’abilità di concentrare la propria attenzione passivamente, senza sforzo di volontà. Questi esercizi sono altresì volti all’insegnare agli adolescenti la regolazione spontanea della pressione delle pareti dei vasi sanguigni in qualsiasi parte del corpo, tramite il richiamo della sensazione di calore locale.
Terza lezione. Questi esercizi sono volti alla normalizzazione dell’attività del cuore. Il suo scopo è la capacità di influenzare spontaneamente la frequenza dei battiti cardiaci.
Quarta lezione. Gli esercizi di questa fase sono volti alla regolazione del respiro.
Quinta lezione. Gli esercizi di questa lezione sono volti alla regolazione del tono dei vasi sanguigni della cavità addominale. Essi permettono di eliminare sensazioni sgradevoli e il mal di stomaco, garantiscono il funzionamento armonico degli organi della cavità addominale, normalizzano e regolano la circolazione sanguigna [3].
Sesta lezione. Lo scopo degli esercizi di questa lezione è il desiderio di insegnare agli adolescenti l’influenza sul tono dei vasi della testa. Essi sono volti a sentire refrigerio nella zona della fronte. Questi esercizi aiutano a controllare  la sonnolenza.

Blocco tecnologico
Lo scopo di questo blocco è racchiuso nello sviluppo della tolleranza degli adolescenti verso sè stessi e gli altri.

Il training “Vivere nel mondo con sè stessi e gli altri” è costituito da tre blocchi problematici.
1° blocco. Concetto di tolleranza (lezioni 1-3).

Scopi del primo blocco:
   conoscenza del concetto di “tolleranza”, “personalità tollerante”, limiti della tolleranza”;
discussione sulla manifestazione della tolleranza e dell’intolleranza nella società.

2° blocco. La tolleranza in rapporto a sè stessi e ai partecipanti del gruppo (4-6)

Scopi del secondo blocco:
   sviluppo del senso del successo personale e capacità di rispettare i successi delle altre persone;
   comprensione della molteplicità di manifestazioni della personalità di ciascun partecipante nella collaborazione di gruppo;
   sviluppo delle capacità di autoanlisi, autocoscienza, capacità di conduzione di un dialogo interno positivo su sè stessi;
   formazione di rapporti positivi con il proprio popolo;
   aumento della valutazione di sè stessi con l’ottenimento di un feed back e di sostegno da parte del gruppo.

3° blocco. La tolleranza nei confronti degli altri (lezioni 7-10)

Scopi del terzo blocco:
   formazione di mezzi costruttivi di uscita da una situazione conflittuale, manifestazione dei propri sentimenti e preoccupazioni senza conflitti e violenza;
   sviluppo della sensbilità sociale, immaginazione sociale, capacità di ascoltare un’altra persona, capacità di provare empatia, compassione, condivisione delle preoccupazioni;
   sviluppo di capacità comunicative, che rafforzano le reti sociali;
   formazione alla comprensione interculturale e al comportamento tollerante nei rapporti interetnici.

Raccomandazioni generali

1.   Il training è programmato per undici lezioni della durata da un’ora e mezza  a due ore.

Discorso d’apertura.

Per interessare gli studenti al training da svolgere e motivarli al lavoro è necessario creare un umore positivo nel gruppo. Per ottenere ciò, si consiglia di iniziare il training con il racconto di aneddoti, storielle oppure con la visione di un cartone animato o un estratto di un film d’autore, etc. relativi al tema del training.

«L’uva»

Passeggiavano insieme e in armonia quattro persone: un turco, un persiano, un arabo e un greco e in un certo posto si guadaganarono un dinaro. Proprio questo dinaro divenne causa di litigio tra di loro, perchè, una volta ottenuto, iniziarono a decidere come spenderlo. Il persiano disse:
— Dai compriamo dell’angur!
— Perchè comprare dell’angur, meglio comprare dell’ejnab, — obiettò l’arabo.
Ed ecco che si intromise il turco:
— Cosa c’è da litigare? — disse — Non ci serve nè dell’angur, nè dell’ejnab, dobbiamo procurarci con questo dinaro dell’uzum!
Anche il greco espresse il suo disappunto:
— Se bisogna comprare qualcosa, allora occorre prendere dello stafil! — dichiarò.
Ognuno di loro si mise a dimostrare la sua ragione e la questione arrivò alle mani. E tutto perchè in quel momento non li incrociò un esperto che potesse spiegare loro che tutti parlavano della stessa cosa e che le parole “angur”, “ejnab”, “uzum” e “stafil” significano tutte “uva”, che volevano comprare tutti anche se ognuno di loro ci pensava nella sua lingua.

Struttura delle lezioni

Ogni lezione è composta di tre parti:
1.   Esercizi. Racchiude in sè esercizi che permettono l’attivazione dei partecipanti del gruppo, la creazione di un’atmosfera disinvolta, benevola, l’aumento della coesione.
2.   Contenuto principale delle lezioni. Questa parte include delle lezioni, dei giochi, dei compiti che aiutino a capire e ad assimilare il tema principale della lezione.
3.   Riflessioni. Alla fine di ogni lezione occorre lasciare del tempo, affinchè i partecipanti possano condividere i propri sentimente, impressioni, opinioni, parlare del proprio umore.
Scopi del training:
•   Far conoscere agli studenti più grandi il concetto di “tolleranza” e di “personalità tollerante”, i criteri e le manifestazioni sociali della tolleranza e della intolleranza, mostrare il significato del comportamento tollerante nella cooperazione con le persone e in diversi ambiti della vita.
•   Insegnare ai partecipanti mezzi concreti che permettano di sviluppare in sè stessi le qualità di una personalità tollerante.
•   Sviluppare l’immaginazione, la capacità all’empatia, alla condivisione del dolore e alla  compassione, alla fiducia, alla dignità e all’autocoscienza come elementi di tolleranza nel contesto dei rapporti “Io” e gli “Altri”.

Lezione 1 (Giorno 1). LA TOLLERANZA: COS’È? (parte I)

Scopi:
   far conoscere agli adolescenti il concetto di “tolleranza”;
   stimolare l’immaginazione dei partecipanti nella ricerca del proprio concetto di tolleranza con tre metodi:
1)   in base all’elaborazione della “definizione scientifica”;
2)   per mezzo di una forma espressiva;
3)   con l’utilizzo di un сatena di associazioni.
Parte introduttiva
Scopo: introduzione al problema.
Conoscenza. Si applicano le regole del lavoro in gruppo.
Il responsabile propone ai partecipanti di presentarsi nel modo nel quale vorrebbero essere chiamati nel gruppo (ad esempio, con uno pseudonomo).

Elaborazione di regole per il lavoro in gruppo. 
La partecipazione al lavoro di gruppo influenza notevolmente la formazione della personalità degli adolescenti. Pertanto, già durante la prima lezione è necessario applicare delle regole etiche per il lavoro di gruppo, che permettano di creare circostanze confortevoli e sicure nel gruppo e di mantenerle per tutta la durata del training. Più sotto sono riportate le regole di base, ma il gruppo può completare la lista con le proprie regole (ad esempio: non arrivare in ritardo, parlare uno alla volta, etc.).

“Le regole della fiducia”: affinchè possiamo lavorare con rendimento nel gruppo, dobbiamo fidarci l’uno dell’altro.

Seconda regola
“Qui e ora”: molte persone tendono a non dire quello che provano, temono di rendersi ridicoli. Il nostro compito principale è quello di trasformare il gruppo in uno specchio singolare, nel quale ognuno di noi possa vedersi riflesso di profilo. Di quello che preoccupa ognuno di noi, di quello che ci succede, ne parliamo qui e ora.

Terza regola
“Sincerità e apertura”: durante il lavoro di gruppo diciamo solo quello che proviamo e pensiamo e solo la verità. Se non c’è volontà di dire la verità, stiamo zitti. Ovviamente, nessuno si offenderà. Proviamo solo un sentimento di riconoscenza e gratitudine per la sincerità e l’apertura.

Quarta regola
“Il segreto del gruppo!”: tutto ciò che avviene durante le lezioni, non uscirà mai, per nessun motivo, dai confini del gruppo.

Quinta regola
“Nessuna critica!”: Durante le lezioni non ci sono critiche! Ognuno deve sostenere solo qualità positive. Per ogni membro del gruppo ci deve essere almeno una buona parola!

Sesta regola
“Valutazione delle azioni!”: durante la discussione di quanto avviene valutiamo non il partecipante, ma le sue azioni. Non diciamo: “tu non mi piaci”, ma diciamo “non ti sei comportato bene!”.

Settima regola
“Comunichiamo con tutti!”: oguno di noi ha determinate simpatie e antipatie. Qualcuno piace di più, qualcuno meno. Durante le lezioni cerchiamo di comunicare con tutti senza eccezioni.

Ottava regola
“Partecipazione volontaria al gruppo”: i membri del gruppo possono non prendere parte a certi esercizi (e il responsabile custodirà i loro interessi e li difenderà da possibili pressioni del gruppo). Qualsiasi partecipante ha diritto di uscire dal gruppo, dandone comunicazione precedentemente al responsabile e a tutti i partecipanti.

Nona regola
“Rispetto per chi ha la parola!”: stiamo in silenzio e non ci interrompiamo l’un l’altro.

Esercizio “Il gatto delle nevi”
Esercizio “Il vicino di destra, il vicino di sinistra”

Scopi:
   creazione di un’atmosfera disinvolta e benevola nel gruppo;
   aumento della fiducia interna al gruppo e della coesione tra i membri del gruppo.
Il partecipante nelle cui mani si trova il pallone pronuncia il nome del vicino di destra e sinistra, poi si presenta. Dopo lancia il pallone a un qualsiasi membro del gruppo. Chi riceve il pallone deve pronunciare il nome del vicino di destra e sinistra, poi presentarsi e così via.

Esercizio “In cosa ci assomigliamo”

Procedura di svolgimento. I membri del gruppo si siedono in cerchio. Il responsabile invita nel cerchio uno dei partecipanti in base a quale reale o immaginaria affinità con lui. Ad esempio: “Sveta, vieni con me, per favore, perchè abbiamo lo stesso colore di capelli (oppure: ci assomigliamo perchè siamo abitanti della Terra; oppure: abbiamo la stessa altezza.)”. Sveta entra nel cerchio e invita qualcun altro dei partecipanti nello stesso modo. Il gioco continua fino a quando tutti i membri del gruppo non siano nel cerchio. [3].

Esercizio “Complimenti”
Esercizio “Cos’è la tolleranza?”

Scopi:
   dare la possibilità ai partecipanti di formulare “il concetto scientifico” di tolleranza;
   mostrare i molteplici aspetti del concetto di “tolleranza”.
Procedura di svolgimento. Il responsabile divide i partecipanti in gruppi di 3-4 persone. Ogni gruppo deve scegliere in seguito a un “brain storming” la sua definizione di tolleranza. Chiedete ai partecipanti di includere in questa definizione anche quello che, secondo loro, è l’essenza della tolleranza. La definizione deve essere breve e ad alto contenuto. Dopo la discussione ogni gruppo deve prendere conoscena della definizione elaborata da tutti i partecipanti. Al termine della discussione nei gruppi ogni definizione viene scritta alla lavagna o su un grande foglio di carta Whatman.
Riflessione sulla lezione.

Lezione 2 (Giorno 1). LA TOLLERANZA: COS’È? (parte II)

Rilassamento.

Esercizio “Ritmo comune”

Scopo: aumento della coesione del gruppo.
Procedura di svolgimento. I partecipanti sono in piedi in cerchio. Il responsabile batte le mani qualche volta ad una certa velocità che il gruppo deve mantenere nel seguente modo: il partecipante in piedi alla destra del responsabile fa un battito, quello a fianco un altro dopo di lui e così via. L’effetto deve essere quello che a battere le mani sia una sola persona e non tutti i membri del gruppo in fila. [3].

Esercizio “L’emblema della tolleranza”

Scopi:
   continuazione del lavoro con le definizioni di tolleranza;
   sviluppo della fantasia, mezzi sperimentali, di autoespressione.

Esercizio “La pantomima della tolleranza”

Procedura di svolgimento. Tutti i partecipanti si dividono in 3-4 sottogruppi (di 3-5 persone). Ogni sottogruppo riceve una delle definizioni di tolleranza, appese sulla lavagna.
Compito: rappresentare pantomimicamente questa definizione affinchè gli altri partecipanti indovinino di quale definizione si sta parlando.
Discussione. Il responsabile pone le seguenti domande:
•   Quale pantomima è stata più “uniforme” e non ha creato difficoltà nell’individuazione?
•   Con quali difficoltà si sono scontrati i gruppi nel processo di ideazione delle pantomime?

Esercizio “Il paniere”

Scopi:
   lavoro con il concetto di “tolleranza” con l’aiuto di una serie di associazioni;
   sviluppo della fantasia, del pensiero creativo.
Procedura di svolgimento. Il responsabile fa il giro con un paniere nel quale si trovano piccoli oggetti di tipo diverso. I partecipanti, senza guardare nel paniere, prendono un oggetto a caso. Quando sono tutti pronti, il responsabile propone a ciascuno di trovare una relazione tra questo oggetto e il concetto di tolleranza. [3].
Riflessione sulla lezione.

 

Lezione 3 (Giorno 2). PERSONALITÀ TOLLERANTE

Scopo: rappresentare le caratteristiche di personalità tollerante e intollerante e le principali differenze tra di esse.
Esercizio.

Esercizio “Trasformazione”

Scopo:
   autocoscienza e autoespressione con l’aiuto di mezzi metaforici. La procedura di comportamento. I partecipanti si siedono in cerchio. Il responsabile propone ai partecipanti di concludere le seguenti frasi:
•   “Se fossi un libro, sarei… (un dizionario, una raccolta di versi…)”
•   “Se fossi un cibo, sarei… (ka¨a, un pasticcino, una patata…)”

Esercizio “Aspetti di una personalità tollerante”

Scopi:
   far conoscere ai partecipanti le principali caratteristiche di una personalità tollerante;
   dare la possibilità agli adolescenti di valutare il livello della propria tolleranza.
Procedura di svolgimento. I partecipanti ricevono dei questionari. Il responsabile spiega che le 15 caratteristiche elencate nel questionario sono proprie di una personalità tollerante.
Per la compilazione del questionario vengono dati 3-5 minuti.
Poi il responsabile compila un modulo precedentemente preparato, un questionario appeso alla lavagna. Per fare ciò chiede di alzare la mano a chi ha segnato nella colonna B la prima qualità. Si conta il numero di chi risponde e lo si riporta nella colonna del modulo. Allo stesso modo si conta il numero di risposte per ogni qualità. Le qualità che avranno ricevuto più voti costituiscono il nocciolo della personalità tollerante (dal punto di vista di questo gruppo). [3].

Conferenza “In cosa differiscono la personalità tollerante e intollerante”

Scopo: far conoscere le rappresentazioni degli psicologi sulla personalità tollerante.

Esercizio “La bottega magica”

Scopo: dare ai partecipanti la possibilità di spiegare quali qualità non gli bastano per essere considerato  propriamente una persona tollerante.
Riflessioni sulla lezione:
•   Quali qualità sono proprie della personalità tollerante?
•   Quali qualità sono caratteristiche della personalità intollerante?
•   Quali sono, secondo voi, le condizioni necessarie per la formazione di una personalità tollerante?

Lezione 4. (Giorno 3) IO E IL GRUPPO: TOLLERANZA CON SÈ STESSI. SENSO DEL SUCCESSO PERSONALE.

Scopi:
   mostrare come il rapporto con se stessi è legato alla tolleranza verso gli altri;
   mostrare come la tolleranza verso gli altri nasce dalla tolleranza verso seè stessi e dalla tolleranza verso i compagni del gruppo;
   mostrare la funzione del ruolo dei sentimenti del proprio successo personale nel sistema di rapporti con le diverse personalità;
   sostenere il processo di formazione negli studenti di una valutazione positiva di se stessi;
   dare la possibilità all’adolescente di prendere coscienza delle proprie capacità, dei tratti personali e confrontare il proprio ritratto con quello che vedono gli altri;
   mostrare con quali mezzi è possibile rendere la comunicazione tollerante.
Esercizio

Esercizio “Allinearsi in base all’altezza”

Scopi: aumento del livello di coesione, comprensione reciproca e accordo sulle azioni del gruppo.
Procedura di svolgimento. Ai partecipanti del gruppo viene proposto di chiudere gli occhi e allinearsi in base all’altezza.

Esercizio “Applausi”

Scopo: risollevamento dell’umore e della valutazione di sè, attivazione dei partecipanti del gruppo.

Esercizio “Chi si loda meglio di tutti o il Promemoria sul “giorno nero””

Scopi:
   sviluppo delle abilità di conduzione di un dialogo interno positivo su se stessi;
   sviluppo delle capacità all’autoanalisi.

Esercizio “Insicuro-sicuro-sicuro in se stesso”

Scopo: dare esperienza di vissuto in uno stato psicologico di insicurezza, sicurezza di sè e sicurezza in se stessi; ricerca di stili di comunicazione relativi a queste condizioni [3].
Procedura di svolgimento. Il responsabile divide i partecipanti in coppie. Uno dei partner recita il ruolo della persona sicura di sè, l’altro dell’insicuro. Ognuno di loro deve assumere una posizione dalla quale a tutti sia evidente quale ruolo stanno interprentando.
Poi i partecipanti si scambiano ruoli e ripetono la procedura di nuovo.
Poi, il responsabile propone ad entrambi i compagni di provare a sentirsi sicuri nelle persone che non sopraffanno gli altri. Segue la discussione e l’analisi degli esercizi.

Esercizio “Premio Nobel”

Scopo: aumento della competenza sociale degli adolesecenti, superamento di situazioni di “responsabilità nei confronti dell’umanità”, lavoro con i sogni e la fantasia sul futuro [3].
Procedura di svolgimento. Il responsabile racconta ai partecipanti del Premio Nobel, poi scrive sulla lavagna le domande in base alle quali i partecipanti del gruppo possono costruire il proprio intervento. Il discorso di ogni “laureato” è ricompensato da applausi. Dopo l’intervento, i partecipanti del gruppo pongono al “laureato” delle domande. I membri del gruppo che non fanno in tempo ad esporre i propri successi possono brevemente nominare la propria candidatura e spiegare per cosa ricevono il premio.
Riflessioni sulla lezione.

 

Lezione 5 (Giorno 4). IO E IL GRUPPO: TOLLERANZA VERSO SE STESSI E GLI ALTRI, AUTOCOSCIENZA

Riflessioni.

Esercizio “A quale personaggio delle fiabe assomiglio?”

Scopo: possibilità di autocoscienza e apertura di sè nella forma metaforica, ottenimento di un feed back da parte dei partecipanti del gruppo, formazione delle competenze di una precisa percezione interpersonale.

Esercizio “Cinque buone parole”

Scopo: ottenimento di feed-back dal gruppo, aumento della autostima, dell’autocoscienza, possibilità di fare del bene ad un’altra persona.
Procedura di svolgimento. Ognuno dei partecipanti deve disegnare su un foglio di carta il contorno della propria mano e scrivere nel palmo il proprio nome. Poi, date il vostro foglio al vicino di destra e ricevete il disegno dal vicino di sinistra. In un dito del disegno ricevuto scrivete quella che secondo voi è una buona qualità del proprietario del disegno. Il lavoro termina con la discussione dei risultati.

Esercizio “Quello che una mia cosa sa di me”

Scopi:
   apertura, coscienza di sè;
   aumento della fiducia interna al gruppo.
Procedura di svolgimento. I partecipanti si siedono in gruppo. Uno dei partecipanti prende in mano uno qualsiasi dei suoi oggetti e parlando dal punto di vista dell’oggetto parla del suo possessore. Ad esempio: “Io spilla conosco Katina non da molto, ma posso dire di lei che …” In questo stesso modo parlano di sè i partecipanti del gruppo.

Esercizio “Come sono Io?”

Scopo: dare la possibilità all’adolescente di conoscere se stesso e di vedere quanto corrisponde la sua immagine di sè a come lo vedono gli altri. [3].
Riflessioni sulla lezione.

Esercizio “Il lago magico”.

Scopo: sviluppo del senso di successo personale.
Per l’esercizio serve una scatoletta, nella quale il responsabile avrà precedentemente depositata una piccola forma sferica.
Tutti i partecipanti si siedono in cerchio e chiudono gli occhi.
Istruzioni: Ora i partecipanti si passeranno l’un l’altro la scatoletta. Chi riceve la scatoletta deve aprire gli occhi e dare un’occhiata all’interno. Lì, nel piccolo “lago magico”, vedranno l’uomo più unico e irripetibile del mondo. Gli sorrideranno.
Una volta che nella scatoletta avranno guardato tutti, lo psicologo fa domande ai partecipanti:
–   Come intendete il concetto di “unico”?
–   Chi è la persona più unica e irripetibile al mondo?
–   Come dobbiamo rapportarci con una persona unica e irripetibile?
Responsabile: Abbiamo chiarito che ognuno di noi è un persona unica e irripetibile, unica nel suo genere. Quindi dobbiamo rapportarci con cura, amore e rispetto a se stessi e agli altri, aver cura della propria vita e della vita di ogni persona, accettare se stessi e gli altri per quello che siamo, quindi rapportarci a se stessi e agli altri con pazienza.
Riflessioni sulla lezione.

Lezione 6 (Giorno 5). IO E IL GRUPPO: LA TOLLERANZA VERSO SÈ STESSI E GLI ALTRI. COMUNICAZIONE TOLLERANTE

Riflessione.

Esercizio “Che bello!”

Scopo: aumento della autostima, ottenimento di sostegno dal gruppo.
Procedura di svolgimento. Qualcuno entra nel cerrchio e dice una sua qualità, capacità o talento (ad esempio “adoro ballare”, “so saltare le pozzanghere”). In risposta ad ognuna di queste affermazioni dobbiamo rispondere “Che bello” e contemporaneamente alzare in alto il pollice. I partecipanti entrano nel cerchio uno per volta.

Esercizio “Fammi felice”

Scopo: sviluppo dell’intuito sociale, della sensibilità, della comprensione degli altri.
Procedura di svolgimento. Al centro del cerchio si invita uno dei partecipanti. Facciamo finta che sia il suo compleanno. Il compito per tutti gli altri è quello di farlo felice. Ognuno dei partecipanti decide cosa regalargli: una cosa o un evento o qualcosa d’altro (ad esempio un’auto da corsa, una villa sulla costa, un dieci in matematica). La persona il cui regalo sarà il più azzeccato, riceverà in premio un sorriso dal “festeggiato”: Poi diventa il “festeggiato” e riceve i regali dagli altri partecipanti [3].

Esercizio “Congelato”

Scopo: perfezionamento delle competenze di contatto emozionale.

Esercizio “Come essere tollerante in comunicazione”

Scopo: formazione con mezzi costruttivi di uscita dalle situazioni conflittuali.
Procedura di svolgimento: Ognuno di noi ogni tanto finisce in situazioni conflittuali: litigare con qualcuno, ricevere accuse ingiustificate. Ognuno esce a modo suo da simili situazioni: qualcuno si offende, qualcuno cerca di trovare una discussione costruttiva. È possibile uscire da una situazione conflittuale con l’aiuto di un comportamento tollerante, conservando il proprio successo e senza sminuire l’altro? Il responsabile propone a qualcuno dei partecipanti del gruppo di ricordare e raccontare una situazione nella quale un suo conoscente l’ha offeso/a. Questo partecipante recita il ruolo della persona che è stata offesa, e un altro nel ruolo dell’offensore. I partecipanti devono recitare questa scena. Utilizzando lo schema sotto proposto l’”offeso” cerca di uscire egregiamente dalla situazione. Ad esempio, la mamma ha sgridato il figlio di fronte agli amici perchè non ha lavato i piatti [3].
Schema di uscita in modo egregio da una situazione:
1.   Inizia il discorso da una descrizione concreta e precisa di una situazione che a te non è andata bene. “Quando mi hai sgridato di fronte ai ragazzi..”
2.   Esprimi i sentimenti sorti in te in relazione alla situazione e al comportamente della persona nei tuoi confronti: “…mi sono sentito male…”
3.   Dì alla persona come avresti voluto che si comportasse. Proponigli un’alternativa che ti vada bene: “…quindi la prossima volta  ti chiedo di farmi le tue rimostranze non in presenza dei miei amici…”
4.   Questa spiegazione è la continuazione e l’aggancio per la successiva.
5.   Di’ come ti comporteresti qualora la persona cambiasse il suo comportamento: “…allora ascolterò le tue rimostranze”.
Proponete di svolgere questo esercizio a un paio di partecipanti.

Esercizio “Io:un enunciato – Tu: un enunciato”

Scopi:
   Impara la tolleranza di esprimere i tuoi sentimenti negativi, come l’insoddisfazione, l’offesa, il dispiacere, etc.;
   Rendere la comunicazione più diretta e libera.
Riflessioni sulla lezione.

 

Lezione 7 (Giorno 6). TOLLERANZA NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI: MONDI DIVERSI (parte I)

Scopi:
   mostrare il volume e la pericolosità della manifestazione dell’intolleranza tra le popolazioni e le culture;
   dare la possibilità di riconoscere la causa e le conseguenze dell’incomprensione, sorta nel risultato dell’interazione dell’uomo con i rappresentanti di altre culture;
   sviluppo della rappresentazione sociale e della percezione sociale, formare capacità e condizioni, necessarie per l’interazione di successo con i rappresentanti di un’altra cultura, persone che professano un altro credo, aiuto alla conoscenza della diversità delle culture.
Esercizio.

Esercizio “Invita il colore da un gesto”

Scopo: sviluppo dell’espressione non verbale.

Esercizio “Cartina dell’intolleranza”

Scopi:
   mostrare quanto sia ampiamente diffusa l’intolleranza nel mondo e come sia pericolosa;
   stimolare negli studenti l’interesse nella ricerca delle vie di uscita dai conflitti globali.
Procedura di svolgimento. Il responsabile e i partecipanti elencano i “punti caldi” del pianeta e li evidenziano sulla cartina con l’aiuto di bandierine.
Discussione:
•   Si possono giustificare i conflitti che portano a vittime umane?
•   Quali sono le cause fondamentali dei conflitti?
•   Quali mezzi potreste proporre per aiutare ad evitare o non permettere l’insorgere di “punti caldi”?

Esercizio “Cartina di gruppo”

Scopi:
   Riconoscimento di stereotipi di comportamento di diversi gruppi;
   Attivazione, aumento dell’umore nei partecipanti del gruppo.
Procedura di svolgimento. Il gruppo si divide in sottogruppi di tre-quattro persone. Ogni sottogruppo sceglie una nazionalità, un popolo, un gruppo etcnico e immagina con rappresentarlo/a affinchè gli altri partecipanti possano indovinare che nazionalità è.

Esercizio “La rete dei pregiudizi”

Scopi:
   mostrare come si sente una persona oggetto di stereotipi e pregiudizi;
   dare la possibilità agli studenti di imparare a dare supporto a una persona che si sente umiliata.
Procedura di svolgimento. Il responsabile chiede ai partecipanti di ricordare e nominare un popolo qualsiasi che tradizionalmente è oggetto di scherno e barzellette, propone a qualcuno dei partecipanti di recitare il ruolo del popolo scelto. Questo partecipante si siede nel centro del cerchio su una sedia, gli altri iniziano a raccontare la barzelletta sulla nazionalità prescelta, basata su stereotipi negativi e pregiudizi oppure a raccontare immagini negative di vita quotidiana. Dopo ogni racconto negativo, il responsabile avvolge il partecipante che rappresenta il “popolo” con una corda come se fosse avvolto dalla “rete dei pregiudizi”, fino a quando egli non può più muoversi. [3].

Gioco “La Cambiria”

Scopi:
   fornire agli adolescenti la possibilità di comprendere e provare quali cause e conseguenze ci siano nella incomprensione interculturale;
   aiuto a riconoscere che una comunicazione di successo con i rappresentanti di un’altra cultura non è possibile senza conoscenza delle sue norme e regole.
Procedura di svolgimento. Dal numero dei partecipanti scegliete due-tre membri del gruppo che svolgeranno il ruolo di “inviati” in questo gioco. Non attirando l’attenzione, il responsabile deve scegliere gli inviati affinchè si differenzino tra di loro per evidenti caratteristiche estetiche: ad esempio, maschio e femmina. Gli “inviati” vanno in un’altra stanza. Lì riceveranno le istruzioni e in base ad esse prepareranno le domande per il gruppo. Fino a quando gli inviati adempiono al loro compito, date al gruppo la seguente istruzione: “Noi siamo gli abitanti di Cambiria. Dobbiamo seguire tre regole, che sono in vigore nel nostro paese:
•   Possiamo parlare solo con la persona del nostro stesso sesso;
•   Nel nostro vocabolario ci sono solo due parole: “sì” e “no”.
•   La nostra risposta alla domanda dipende a seconda che chi ci pone la domanda stia sorridendo o meno. Se la persona sorride, rispondiamo “sì”, se non sorride, rispondiamo “no”.
Il responsabile deve convincersi che i partecipanti hanno capito le regole.
Iniziate il gioco quando gli “inviati” sono pronti. Invitateli uno alla volta, affinchè gli altri inviati non sappiano quali domande pongono i suoi colleghi.
Dopo il questionario ognuno degli inviati espone una relazione sulla cultura di Cambiria e su i suoi abitanti.
Dopo la discussione delle domande “gli abitanti di Cambiria” possono raccontare agli inviati le regole di comportamento e comunicazione in uso nella loro cultura. [3].
Riflessioni sulla lezione.

Lezione 8 (Giorno 6). LA TOLLERANZA VERSO GLI ALTRI: MONDI DIVERSI (parte II)
Giochi “Mondi sconosciuti”

Procedura di svolgimento. Minimo intervento da parte del responsabile, il carattere creativo, di ricerca del gioco permette agli adolescenti di provare completamente le particolarità della correlazione tra i rappresentanti di diversi gruppi, che si differenziano sostanzialmente tra di loro sul piano culturale, sociale, ideologico. Prima di iniziare il gioco tutti i partecipanti si dividono in due squadre. Quando le squadre sono definitvamente formate, si può iniziare il gioco. Il gioco è costituito di tre fasi. [3].
Fase 1. “Creazione di mondi”. Le squadre compongono una “leggenda” del proprio mondo.
Fase 2. “Incontro”. Le squadre si raggruppano in una stanza.
Poi si svolge una ulteriore presentazione dei “mondi”. Le presentazioni è meglio svolgerle secondo un piano prestabilito. All’inizio i “padroni” comunicano il nome del proprio mondo, insegnano agli ospiti il saluto d’uso nella loro civiltà, mostrano il ritratto degli abitanti e raccontano di loro, fanno conoscere agli ospiti la propria legislazione. Nella conclusione gli ospiti offrono dei piatti di cucina aliena, inegnano un ballo “nazionale”.
Fase 3. “Leggi approvate comuni”.
In questa fase le squadre devono accordarsi su regole definite di correlazione su un pianeta sconosciuto e la distribuzione delle risorse fossili utili. Alla fine tutti i partecipanti mettono sotto la “legislazione” le proprie firme, poi il whatman viene appeso alla parete..
Riflessioni sulla lezione.

 

Lezione 9 (Giorno 7). LA TOLLERANZA VERSO GLI ALTRI: IMPARIAMO LA COMPASSIONE

Scopo: sviluppo negli adolescenti della capacità alla comprensione, preoccupazione comune e compassione.
Esercizio.

Esercizio “Sii attento”

Scopo: sviluppo dell’osservazione.
Procedura di svolgimento. I partecipanti si siedono in cerchio. Il responsabile propone loro di guardarsi attentamente l’un l’altro e, se possibile, ricordare chi indossa cosa.

Esercizio “Vanka-Vstanka”
Scopo: sviluppo delle fiducia e sostegno interno al gruppo.
Procedura di svolgimento. I partecipanti restano in gruppo il più strettamente possibile. Uno di loro entra nel centro del cerchio. Cerca di rilassarsi al massimo, mentre gli altri giocatori, allungando le mani di fronte a sè, dondolano il partecipante che si trova in centro, da parte a parte, sostenendolo e non facendolo cadere. Al centro del cerchio può provare chiunque voglia.
Il responsabile fa una domanda a tutti quelli che stanno nel centro del cerchio:
— Chi è davvero in grado di rilassarsi, togliere i lucchetti, fidarsi l’uno dell’altro?
I membri del gruppo devono valutare il livello di fiducia in un sistema da 1 a 5, alzando la mano indicando il relativo numero di dita. Ai partecipanti con un livello “basso” di fiducia nel gruppo, si può chiedere perchè non sono in grado di rilassarsi, cosa esattamente li ha disturbati, etc. [3].

Esercizio “Capiscimi”

Scopo: capire il senso e il sentimento dell’interlocutore, il suo punto di vista.
Procedura di svolgimento. I partecipanti si siedono in cerchio. Il responsabile propone a ciascuno a turno di raccontare brevemente una situazione nella quale si sono comportati con lui ingiustamente. Il vicino di sinistra deve riraccontare questa storia il più precisamente possibile, cercando di trasmettere anche il sentimento del narratore. L’autore della storia, a sua volta, valuta la precisione del racconto. L’esercizio può essere svolto a turno.

Esercizio “Occhi negli occhi”

Scopo: concentrazione nei pensieri e nei sentimenti di un’altra persona.
Procedura di svolgimento. I partecipanti si dividono in coppie. Per la durata di tre minuti i partner si guardano in silenzio negli occhi, cercando di capire i pensieri e i sentimenti, come comunicando con gli occhi. Poi i partecipanti condividono le proprie sensazioni con il gruppo.

Esercizio “Entra nel ruolo di un profugo”

Scopo: sviluppo negli studenti di capacità di mettersi al posto di un’altra persona, con compassione per un gruppo della società socialmente vulnerabile.
Procedura di svolgimento. Il responsabile racconta ai partecipanti del gruppo dello stato sociale e giuridico dei migranti forzati, relativamente a nuovi fenomeni nel nostro paese. I migranti forzati, gli immigrati e i profughi in gran parte soffrono di indifferenza da parte degli altri e hanno bisogno di sostegno particolare. Molti di loro hanno superato il terrore della guerra, hanno perso cari e la propria casa. Nel nuovo posto le condizioni della loro vita lasciano spesso sperare in meglio. Inoltre, si sentono soli ed estranei in mezzo ai nuovi vicini.
Il responsabile propone ai partecipanti le schede con le descrizioni delle diverse situazioni nelle quali si ritrovano i profughi. I partecipanti devono mettersi nella situazione dei propri personaggi e raccontare al gruppo la loro storia in prima persona (tempo per la lettura e la preparazione del racconto: 5-7 minuti).
Riflessioni sulla lezione:
•   È difficile mettersi nei panni di un’altra persona e capire le sue preoccupazioni?
•   Quali gruppi di persone hanno particolare bisogno di compassione, sostegno e comprensione?

Lezione 10 (Giorno ottavo). CONFINI DELLA TOLLERANZA

Scopi:
   aiutare a capire e a provare i confini di un comportamento tollerante;
   trovare dei criteri che definiscano l’accettabilità del comportamento tollerante in una qualsiasi situazione;
   sviluppare la capacità all’analisi critica, al pensiero indipendente (al contrario della conformità);
   sviluppare l’accettazione sociale.
Esercizio.

Esercizio “Fai in tempo a dire la tua”

Scopo: sviluppare le capacità di correlazione interpersonale.
I partecipanti del gioco si lanciano l’un l’altro la palla. Chi lancia la palla nomina un sostantivo e quello che riceve la palla deve nominare velocemente un verbo affine per senso. Chi dice qualcosa senza senso esce dal gioco. Chi sceglie un verbo corretto, nomina un sostantivo a sua volta e lancia la palla a un altro partecipante, e così via. Il gioco viene eseguito con un ritmo veloce.

Esercizio “Discussione della Dichiarazione dei diritti dell’uomo”
Scopi:
   far conoscere agli adolescenti la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo;
   discutere le domande che riguardano la violazione dei diritti dell’uomo e  dei valori dell’uomo;
   riconoscimento della responsabilità personale di ogni persona nel rispetto dei diritti dell’uomo;
   comprensione del fatto che la violazione dei diritti dell’uomo è una forma di intolleranza.
Procedura di svolgimento. Il responsabile inizia a discutere la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo in base alle seguenti domande:
•   Quali diritti dell’uomo sono violati più spesso?
•   Quali azioni intolleranti più spesso portano alla violazione dei diritti dell’uomo?
•   Quali conseguenze di violazione dei diritti dell’uomo potete nominare?
•   Quali diritti dell’uomo sono violati in caso di conflitti etnici?
•   Quali azioni, secondo voi, devono essere applicate in caso di violazione dei diritti dell’uomo?
•   Può un uomo concretamente avere influenza sul rispetto dei diritti dell’uomo? In che modo?

Esercizio “Il codice della tolleranza”

Scopi:  creazione del “Codice della tolleranza”.
Procedura di svolgimento. Il responsabile propone ai partecipanti del gruppo in base alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo di creare il “Codice della tolleranza”.

 

Lezione 11 (Giorno 9). CONCLUSIONE

Scopi:
   discussione comune dei risultati del training;
   ottenimento di un feed back dal gruppo;
   conclusioni con i partecipanti al training.
Esercizio.
Scopo: ripetizione e arricchimento dell’accaduto.

Esercizio “Ritmo comune”
Esercizio “Ricordare tutto”

Procedura di svolgimento. I partecipanti si lanciano l’un l’altro la palla, nominando una qualità e particolarità di comportamento che appartengono, secondo loro, a una persona tollerante. Bisogna cercare di non ripetere le caratteristiche già nominate. Al gioco devono partecipare tutti i membri del gruppo. [3].

Esercizio “Il cerchio del  “feed back””

Scopo: ottenimento di feed back dal gruppo, scambio di sensazioni e impressioni.
Procedura di svolgimento: Il responsabile propone ai partecipanti in cerchio di esprimere la propria opinione sui seguenti tempi:
•   Cosa più di tutto vi ricordate, vi è piaciuto del training?
•   Quale tema è stato più attuale, interessante?
•   Dal vostro punto di vista servono training simili per adolescenti?
•   Quali domande che riguardano la discussione del tema “La tolleranza” (di quelli che non sono stati toccati) sarebbe stato interessante discutere in un ciclo simile?
•   Come intendete utilizzare quello che avete imparato nel gruppo?

Esercizio “Il poema della tolleranza”
Scopo: arricchimento dell’esperienza ricevuta, feed back sul training.

Procedura di svolgimento.
P r i m a  o p z i o n e. Tutti i partecipanti ricevono un foglio di carta e un pennarello. Ogni partecipante scrive una breve frase sul proprio foglio, frase con il quale inizierà il poema. Il responsabile raccoglie dai partecipanti i fogli e li legge uno dietro l’altro come un poema.
S e c o n d a  o p z i o n e. Ogni partecipante scrive una sua frase, poi dà il foglio al vicino di sinistra che aggiunge la sua frase, continuando il poema. Dopo che ognuno ha aggiunto una frase sul foglio, il poema concluso torna al responsabile. Si può ricopiare il poema e darlo a tutti  i partecipanti al training.
Alla conclusione si offre una pausa con tè.  [3].

4.   Riposo (Tempo libero) 12.00 –  13.00 

5.   Pranzo 13.00 – 14.30

6.   Approccio ai dintorni della colonia 15.00 – 17.30 (NdR: gite, passeggiate, svaghi, ecc.)

7.   Lavoro in piccoli gruppi nella natura 17.30 – 18.00

 

Lezione 1
Esercizio “Dove sono nato”Tempo necessario: 30 minuti.
Compiti:
–   attualizzazione delle conoscenze sulle proprie origini;
–   comprensione della diversità di relazoni genetiche, etniche e storiche tra ogni singolo uomo;
–   attualizzazione del concetti di “Patria”;
–   sviluppo del senso di solidarietà con la “piccola patria”.
Procedura di svolgimento. Il responsabile chiede ai partecipanti di ricordare dove sono nati i loro genitori, nonne, nonni. Poi ogni partecipante a turno si avvicina alla cartina, nomina e segna per mezzo di una spilla o di una bandierina il luogo nel quale è nato, nonchè le regioni (città, regioni, repubbliche o paesi) dove sono nati padre, madre, nonne e nonni. I partecipanti possono anche segnare quei posti che per loro stessi e per i membri della loro famiglia hanno importanza, ad esempio dove hanno trascorso la maggior parte della loro vita e della vita dei loro genitori. Ogni partecipante accompagna con commenti i punti segnati, chi dei suoi parenti è nato lì, cosa lo lega a quei posti.
Giungendo alle conclusioni degli esercizi, il responsabile nota quanto ampia sia la geografia dei posti con i quali i partecipanti del gruppo sono legati, quante città, repubbliche, e anche paesi sono coinvolti. In questo modo si crea la cartina geografica particolare del gruppo.
Poi ad ogni partecipante viene proposto di scegliere un popolo russo con il quale ha qualche cosa in comune. Sarebbe meglio se i partecipanti scegliessere popoli-minoranze.
Per la prossima lezione i partecipanti devono preparare comunicazioni di 3-5 minuti sul popolo prescelto (raccontare la loro posizione geografica, stile di vita, etc.).
Domande per la discussione:
–   In quale in modo i luoghi indicati nella cartina da voi hanno influenzato la vostra formazione e sviluppo?
–   Quali pensieri e sentimenti sorgono in voi quando guardate l’area geografica del nostro gruppo?
–   Cosa vuol dire per noi il concetto di “Patria”?
Riflessione 
–   Cosa impersonifica per voi il concetto di “Patria” e di “piccola Patria”?

Lezione 2. Il mio popolo
1. Definizione degli scopi principali della lezione, formazione di motivazioni adeguate – Tempo: 5 minuti.
2. Esercizio “Il mio popolo”Tempo necessario: 30 minuti.
Compiti:
–   accettazione positiva di tratti e caratteristiche etnici propri;
–   sviluppo degli interessi verso la propria cultura nazionale;
–   presentazione verbale e non verbale del proprio popolo.
Materiali ausiliari: palla, fogli di carta e matite per ogni partecipante.
Procedura di svolgimento. L’esercizio si svolge in tre fasi.
Fase 1. “Descrivi il tuo popolo”
Il responsabile nomina una qualità tipica del suo popolo, ad esempio: “russo – aperto”, lancia la palla a qualcuno dei partecipanti e gli propone di fare lo stesso. Se il partecipante appartiene allo stesso popolo del responsabile, egli nominerà un’altra qualità: “russo – buono”. Se la palla capita a un rappresentante di un altro popolo, nomina una qualità tipica del suo popolo, ad esempio: “georgiano – ospitale”, “ucraino-allegro”, e lancia la palla al partecipante successivo.
Fase 2. “Mostrami il tuo popolo”.
I partecipanti si mettono in cerchio. Il responsabile propone loro di pensare a quale gesto, movimento, ballo o canzone rappresenti più precisamente il popolo al quale appartengono e lo fa vedere al gruppo. Così il popolo russo può essere presentato, ad esempio, con un movimento come un “profondo inchino”, il georgiano con un ballo “lezghinka”. Il responsabile inizia per primo a fare l’esercizio. Fa un passo avanti, denomina il popolo al quale appartiene e lo rappresenta con uno dei modi elencati. Poi fa un passo indietro e tutto il gruppo prova a fare insieme a lui quello che ha mostrato, cantare, ballare, etc. Poi il partecipante successivo rappresenta il proprio popolo in modo analogo.
Fase 3. “Disegna il tuo popolo”
Il responsabile distribuisce ai partecioanti carta e matite e propone loro di inventare e immaginare un simbolo o un pittogramma che personifichi il loro popolo. Per il lavoro vengono concessi 5 minuti. Poi i partecipanti a turno fanno vedere al gruppo il proprio lavoro e danno le relative spiegazioni.
Domande per la discussione:
–   Quali difficoltà avete provato nell’eseguire questo esercizio?
–   Quali qualità e caratteristiche emergono in rilievo quando presentate il vostro popolo?
3. Esercizio “Regolamento di famiglia”Tempo necessario: 30 minuti.
Compiti:
–   comprensione dell’influenza della famiglia nella formazione di conoscenza etno-culturale;
–   comprensione dell’importanza dell’influenza dell’appartenenza etno-culturale sullo sviluppo della personalità.
Procedura di svolgimento. Il responsabile propone ai partecipanti di ricordare la propria infanzia e quali insegnamenti hanno ricevuto dai genitori, nonne, nonni, altri parenti su diversi problemi quotidiani, ad esempio su questioni di rapporti tra bambini e genitori, tra uomini e donne, sulla differenza tra bene e male, etc. Ogni partecipante scrive gli insegnamenti ricevuti nell’infanzia da padre, madre, nonne, nonni, fratelli e sorelle su un foglio di carta.
Dopo la compilazione di tabelle, alcuni partecipanti volontari leggono i propri appunti.
Domande per la discussione:
–   Gli insegnamenti che avete ricevuto nell’infanzia sono nell’ambito di una sola cultura o di diverse?
–   Si trovano in armonia o si contraddicono tra loro?
–   Come avete effettuato la scelta tra gli insegnamenti che si contraddicono tra loro?
–   Nella vostra vita avete percepito il conflitto tra gli insegnamenti ricevuti dalle persone che appartengono a diversi gruppi culturali?
Riflessioni
–   Quale significato ha per voi l’appartenenza culturale?
Esercizio “paese multiforme”Tempo necessario: 25 minuti.
Compiti:
–   ampliamento delle rappresentazioni dei partecipanti sui popoli che popolano il territorio del paese;
–   sviluppo dell’indentità civile.
Procedura di svolgimento. Il responsabile propone ai partecipanti, in base a messaggi precedentemente preparati,  a turno,  di raccontare dei popoli che popolano il territorio russo.
Domande per la discussione:
–   Cosa avete scoperto di nuovo sulla diversità etnica del vostro paese?
–   Cosa pensate, quale significato ha per lo stato questa composizione plurinazionale?
–   Cosa pensate, con quali problemi possono scontrarsi i piccoli popoli e le minoranze nazionali?

Lezione 3.  “Siamo così diversi, ma siamo insieme”
Scopi:
– formazione di una identità etnica;
– attualizzazione e ampliamento delle conoscenze sul proprio gruppo etnico;
– ampliamento delle conoscenze su altri gruppi etnici;
– formazione della tolleranza nel dialogo multiculturale.
1. Discorso introduttivo del responsabile: definizione degli scopi della lezione, creazione di una motivazione adeguataTempo: 5 min.
2. Esercizio.
Gioco popolare “La spola”
Tempo necessario: 5-10  minuti.
Procedura di svolgimento. Si scelgono due giocatori, uno è la spoletta, l’altro è il filo. I restanti rimangono in piedi a coppie in cerchio o in semicerchio con il volto verso il centro.
I ragazzi in coppia si prendono l’un l’altro per mano e fanno delle porte. La spoletta rimane in piedi di fronte alla seconda coppia, mentre il filo di fronte alla prima. Al segnale del filo, la spoletta inizia a correre a zig-zag, senza perdere una porta, e il filo lo raggiunge. Se il filo raggiunge la spoletta prima che questa abbia raggiunto la fine del semicerchio, diventa spoletta. Il ragazzo ex spoletta va all’inizio del semicerchio e sceglie un giocatore della prima coppia, e si mette con lui all’estremo opposto del semicerchio. Il giocatore rimasto senza coppia diventa filo. Se la spoletta giunge fino all’ultima porta e non viene raggiunta, allora insieme al filo diventano gli ultimi e la prima coppia inizia il gioco. Uno dei giocatori della prima coppia diventa spoletta, l’altro filo.
Regole:
1. La spoletta inizia il gioco solo al segnale del filo.
2. Filo e spoletta, correndo sotto le porte, non devono toccare le mani dei giocatori che sono in coppia (ved. disegno).
Conta:
Uno, due, tre, quattro, cinque
Abbiamo deciso di giocare.
È volata da noi una gazza
E ti ha messo a condurre.
Domande per la discussione:
–   Quali qualità e capacità sono sviluppate questo gioco?
–   Ci sono giochi simili in altri popoli?
3. Esercizio. Racconto a nome di … (oggetto vita quotidiana nazionale, piatto nazionale, festa nazionale, etc.). Tempo: 35 min.
Il gruppo si divide in squadre. In caso di gruppi monoetnici ad ogni componente della squadra viene proposto di redigere un racconto a nome di un oggetto, un piatto, una festa nazionali, etc. In caso di gruppi multietnici la suddivisione in sottogruppi viene fatta in base ad elementi etnico-culturali e ad ognuno dei sottogruppi viene proposto di redigere un racconto a nome del suo piatto o della sua festa nazionale.
Il trainer indica che il racconto deve essere fatto in prima persona. Ad esempio: “Io compaio nelle tavole delle persone non tutti i giorni, ma solo nei giorni di festa e in giorni particolari” etc.
Il piano del racconto può includere le seguenti posizioni (per il piatto nazionale): denominazione del piatto, motivazione per la quale è stato scelto proprio questo piatto; composizione, origine, preparazione, creatori, presentazione, rapporto con i piatti delle altre persone, posto nel menù, qualità di gusto, accoppiamento con altri piatti.
Tempo per la preparazione del racconto: 5-10 minuti.
Segue la presentazione dei racconti. É permessa l’interpretazione di scene a ruoli. Dopo la presentazione vengono poste delle domande alle quali possono rispondere non solo i membri della squadra che rappresentano l’oggetto (il piatto), ma qualsiasi partecipante al training.
Nella discussione delle conclusioni dell’esercizio possono essere poste le seguenti domande:
– Cosa hanno scoperto di nuovo i partecipanti sull’oggetto (piatto, festa, vestito, talismano nazionale, etc.)
– Come l’oggetto riflette le tradizioni e il carattere del popolo?
– Cosa c’è di comune e di diverso negli oggetti rappresentati?
4.  Creazione di una scultura collettiva “Il carattere nazionale”. Tempo: 20 minuti.
Ai partecipanti viene proposto di dividersi in sottogruppi e cercare di  raffigurare il carattere nazionale del gruppo etcnico da lui scelto con l’aiuto di posizioni, mimica. Poi ognuno dei sottogruppi propone la propria cultura. I partecipanti restanti devono indovinare di quale gruppo etnico si parla e quale tratto del carattere nazionale è stato personificato nella scultura.
5. Esercizio “In cosa ci assomigliamo”Tempo necessario: 5 minuti.
I partecipanti del gruppo siedono in cerchio. Il responsabile invita in cerchio uno dei partecipanti in base a una reale o immaginaria somiglianza con lui. Ad esempio: “Magomed, vieni per favore, perchè io e te abbiamo lo stesso colore di capelli (o ci assomigliamo in quanto abitanti della Terra, o abbiamo la stessa altezza, etc.)”. Magomed entra nel cerchio e invita qualcun altro dei partecipanti ad entrare nel cerchio per un altro motivo. Il gioco continua fino a quando tutti i partecipanti non si trovino nel cerchio.
6. Esercizio “Noi siamo cittadini di un unico paese”Tempo necessario: 20 minuti.
Compiti:
–   sviluppo di un’identità civile negli adolescenti;
–   stimolare il processo di autocoscienza della società civile in base all’identificazione.
Procedura di svolgimento. Il responsabile divide il gruppo in sottogruppi di 3-4 persone e propone loro di discutere quello che unisce i cittadini del nostro stato. I partecipanti devono focalizzarsi sugli aspetti importanti come le affinità nello stile di vita, nelle tradizioni, nei valori e nella visione del mondo, rafforzate dal passato storico comune, dal presente e dal futuro presumibile.
Dopo 5-7 minuti i sottogruppi raccontano i risultati del proprio lavoro.
Domande per la discussione:
–   Quali aspetti che uniscono i cittadini del nostro stato ci sembrano i più importanti?
–   Serve a un singolo uomo sentire la propria comunione con altri cittadini del proprio stato? A che scopo?
Riflessione: la differenza culturale, la polietnicità ci rende tutti diversi, non simili gli uni agli altri, noi abbiamo le nostre tradizioni, usi, valori. Oltre a ciò, viviamo insieme in un unico paese, abbiamo interessi comuni, un comune passato e futuro. Noi siamo diversi, ma siamo insieme!

Lezione 5.  IO SONO UN PATRIOTA
(NdR: il termine “patriota” non viene qui usato nella sua accezione negativa di “nazionalista”, ma di individuo disposto a lottare per degli ideali)
Scopi delle lezioni:
–   formazione nei partecipanti di sentimenti patriottici;
–   sviluppo dell’identitià civile;
–   formazione di posizione civile attiva negli adolescenti;
–   generalizzaizone e fissaggio del materiale del training.
1. Parte introduttiva. Discorso di apertura del responsabile. Definizione degli scopi della lezione: 5 minuti.
2. Esercizio “Cronistoria delle azioni gloriose”. Tempo: 25 minuti.
Ai partecipanti viene proposto di ricordare a turno un fatto storico che ha portato gloria e onore al popolo (imprese e vittorie militari, successi culturali, scoperte scientifiche, record sportivi) e redigere una cronistoria, segnando su un foglio Whatman i fatti più importanti della storia del paese e illustrando la cronistoria con disegni (simboli).
–   Esercizio “Sì, io sono fiero del mio popolo”Tempo necessario: 35 minuti.
–   Compiti:
–   formazione nei partecipanti di sentimenti patriottici;
–   sviluppo di un’identità civile.
Procedura di svolgimento. Il responsabile propone agli insegnanti di terminare la frase: “Sì, io sono fiero del mio paese perchè…”.
Dopo 5 minuti i partecipanti diranno la propria opinione a turno.
Domande per la discussione:
–   È importante per l’uomo provare onore per il proprio paese?
–   È importante per lo stato che i suoi cittadini siano fieri del proprio paese?

8.   Cena 18.30 – 20.00

9.   Discussioni e concorsi tematici 20.00 – 21.30

Organizzazione di discussioni a tema. Il discorso qui è incentrato non sul gioco dialogico, ma sulla comunicazione interpersonale di vari problemi della società polietnica. Permette all’adolescente di correlare la propria relazione alle altre culture, agli sguardi e alle opinioni dei coetanei, talvolta permette la correzione di queste relazioni, dato che l’opinione dei coetanei è molto importante per gli altri adolescenti e può diventare fonte di cambiamento dei propri sguardi.
La discussione sul tema “Il concetto di appartenenza nazionale è necessario nel mondo contemporaneo?” può sviluppare intorno a sè domande come: Quanto è importante questo concetto per un uomo contemporaneo? Come risponderete a questa domanda se parleremo del sentimento di appartenenza nazionale delle minoranze e del senso di appartenenza nazionale della nazionalità dominante? Per chi questo sentimento sarà più importante e perchè? Esiste un confine tra l’onore nazionale e quanto esso sia solido nella vita reale? Gli stereotipi nazionali sono sempre veri? Chi deve definire l’appartenenza nazionale e cosa pensate delle famiglie miste?
L’organizzazione del processo di riflessione degli allievi sul proprio rapporto con i rappresentanti di altre culture. La posizione del ragazzo nei confronti della rappresentazione di altre culture, che si forma nelle discussioni a tema con i coetanei, nelle situazioni problematiche organizzate dal pedagogo, nei dialoghi interculturali, deve essere da loro compresa. La riflessione permette di creare la propria posizione nell’ambito dei rapporti interculturali, aprire davanti a lui la prospettiva di fare questa posizione oggetto di una trasformazione cosciente e tesa verso uno scopo, cioè occuparsi dell’autoeducazione. Inoltre, è necessario prestare aiuto agli adolescenti nell’acquisizione da parte loro della capacità di pensiero critico, di gestione dei dialoghi, di analisi del proprio e altri punti di vista. Questo permette all’adolescente di inizare a valutare la fondatezza e l’autenticità di alcuni giudizi, mettersi d’accordo e trovare decisioni di compromesso, superare la paura del coetaneo o dell’adulto il cui punto di vista non coincida.

Temi per lo svolgimento di discorsi e concorsi tematici:
•   Date con significato storico da ricordare, persone eminenti ed eroi popolari.
•   Svolgimento di serate folcloristiche.
•   Organizzazione di concorsi per una migliore conoscenza della storia del Caucaso del Nord.
•   Esecuzione di canzoni e balli popolari.

Conoscere la repubblica e il popolo (Preparazione di presentazioni da parte dei partecipanti):
•   Confini geografici.
•   Principali conoscenze economiche delle persone e artigianato tradizionale nel passato e nel presente.
•   Presentazioni religioso-mitologiche.
•   Tradizioni, usi e costumi popolari.
•   Feste di calendario e famigliari.
•   Giochi popolari.

10.   Riepilogo delle conclusioni del giorno 21.30 – 22.00

Traduzione curricula e programma di CLAUDIA REDIGOLO

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